Dall’arroganza sportiva agli errori di gestione: cosa è andato storto nella stagione nerazzurra

Dalla gloria dello scudetto della seconda stella all’amarezza di un finale con il fiato sospeso. L’Inter si ritrova, a una giornata dal termine, con il rischio concreto di chiudere la stagione senza alcun trofeo, dopo aver visto festeggiare il Milan con la Supercoppa e il Bologna con la Coppa Italia. Una prospettiva impensabile solo pochi mesi fa per chi aveva dominato il campionato.

Dalla cavalcata trionfale al passo falso decisivo

L’occasione per chiudere i conti c’è stata: il Napoli ha offerto un rigore a porta vuota, ma i nerazzurri hanno sprecato il match-point. Il mantra “tutto può succedere” ancora regge, ma se Conte e i suoi faranno il loro dovere contro un Cagliari ormai salvo, per l’Inter sarà secondo posto. E a quel punto, l’analisi delle responsabilità diventerà inevitabile.

Gli esperti di Betlabel Sito Ufficiale avevano indicato l’Inter come la grande favorita sin dall’inizio del campionato, con quote nettamente inferiori rispetto alle concorrenti, e proprio questa consapevolezza potrebbe aver giocato un ruolo cruciale nel rilassamento mentale della squadra di Inzaghi.

L’ambizione diventata presunzione

La prima colpa è forse l’eccessiva sicurezza nei propri mezzi. L’Inter si sentiva invincibile, dimenticando che l’Italia non è la Francia, dove una squadra può dominare su tutti i fronti, ma un sistema equilibrato come quelli di Inghilterra e Spagna.

L’inseguimento simultaneo di scudetto, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa ha rappresentato un azzardo. Non ci sarebbe stato nulla di male nel rinunciare ad almeno un obiettivo, gestendo meglio le energie in un calendario congestionato che ha messo a dura prova anche i giocatori più resistenti.

“Quando punti a vincere tutto, rischi di non vincere niente,” avrebbe potuto commentare qualsiasi osservatore esterno. Una lezione che l’Inter ha imparato nel modo più doloroso possibile.

Da cannibali a distratti: i punti persi per strada

L’Inter della scorsa stagione era una macchina quasi perfetta: solidissima in difesa, granitica nella gestione dei risultati, e capace di accumulare 15 punti in più rispetto all’attuale situazione. Quest’anno, invece, la concentrazione è venuta meno nei momenti cruciali.

Non si spiegano altrimenti i successi trasformati in pareggi e i pareggi diventati sconfitte contro Genoa, Milan, Juventus, Napoli, Parma, Bologna e Lazio. Un vero e proprio rosario di dolori.

Particolarmente allarmante il dato sull’ultima mezz’ora di gioco: 15 punti persi e solo 8 guadagnati, con un saldo nettamente negativo che testimonia un problema di tenuta mentale oltre che fisica.

Il calendario e la gestione delle forze

A differenza delle pause invernali che caratterizzano altre competizioni europee, permettendo alle squadre di ricaricare le batterie, la Serie A non ha dato tregua all’Inter, impegnata su più fronti con ritmi forsennati.

Entrata tra le prime otto d’Europa, la squadra di Inzaghi avrebbe potuto gestire febbraio come fatto dal Napoli, ma ha invece sbagliato preparazione, strategia e distribuzione delle forze. Il risultato? Un periodo nero con il pareggio nel derby, le sconfitte con Fiorentina e Juventus, e il punto perso contro il Napoli che ora potrebbe risultare fatale.

Inzaghi: cresciuto ma non immune da errori

Il tecnico piacentino ha mostrato una crescita evidente rispetto alle passate stagioni, ma non è stato esente da errori. La gestione del turnover ha rappresentato un enigma: criticato in passato per non farne abbastanza, questa volta ha forse esagerato nella direzione opposta.

Emblematico il 2-2 con la Lazio, probabilmente evitabile con l’inserimento di De Vrij per blindare il vantaggio, sulla falsariga di quanto faceva Allegri con Barzagli. Anche la gestione delle sostituzioni non è stata sempre impeccabile, con cambi talvolta tardivi o inefficaci.

Una rosa ampia ma squilibrata

Non tutti i sostituti si sono dimostrati all’altezza dei titolari. Se De Vrij, Frattesi, Pavard, Darmian e Carlos Augusto hanno garantito un livello accettabile, lo stesso non si può dire per Asllani in regia e per il reparto offensivo alternativo, con Taremi, Arnautovic e Correa distanti anni luce da Lautaro e Thuram.

Quando sono mancati Dumfries, Calhanoglu, Lautaro o Thuram, la qualità è calata drasticamente, riducendo le opzioni tattiche a disposizione di Inzaghi.

Le responsabilità della società

La dirigenza non è esente da critiche. A gennaio, mentre la squadra lottava su quattro fronti e l’infermeria si riempiva (Acerbi, Calhanoglu, Mkhitaryan, Thuram, Dumfries, Dimarco, Pavard, Barella tutti fermi per infortuni), l’Inter ha preso solo Sucic per il futuro e Zalewski.

Almeno un attaccante, anche in prestito, sarebbe stato necessario. I conti si stanno risistemando grazie a Champions League, Mondiale per club e botteghino, ma quel risparmio invernale potrebbe trasformarsi in un costoso errore di valutazione.

La stagione si chiuderà a Monaco, per la cinquantanovesima partita, prima della tournée americana che porterà il totale a 62 gare. Un carico di lavoro impressionante che fa riflettere: siamo di fronte a un nuovo darwinismo applicato al calcio, dove solo i più resistenti sopravvivono?

La risposta arriverà domenica. Ma qualunque sia il verdetto finale, questa stagione lascerà all’Inter più domande che certezze.